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Fondazione
Romualdo Del Bianco

Auditorium al Duomo Firenze Eventi

ITALIA 1897: visioni stereotipiche del fotografo boemo Frantisek Krátký
Mostra fotografica a Firenze / 15-21 Novembre 2010 / Firenze, Auditorium al Duomo

L'inaugurazione:
lunedì 15 novembre 2010, alle ore 18.00

La mostra rimane aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
(Ingresso libero)

Organizzato da:
Consolato Onorario della Repubblica Ceca in Toscana
ARCA - Amici della Repubblica Ceca Associati, Firenze

In collaborazione con:
Fondazione Romualdo Del Bianco, Firenze
Museo della Fotografia Sechtl - Voseček (Rep. Ceca)

Era l'Aprile del 1897 quando Frantisek Krátký (1851-1924), fotografo e viaggiatore di origine praghese, giunse in Italia per ritrarre, in un viaggio di tre mesi, il patrimonio italiano artistico e culturale con fotografie straordinarie che ancora oggi, a distanza di tempo, ne fanno trapelare lo spirito più intimo, anche attraverso l'uso di una attrezzatura che per allora era all'avanguardia. Il suo talento era così sviluppato da riuscire realmente a trasmettere, attraverso i suoi scatti, l'anima del luogo, sempre così legato all'uomo, ai suoi abitanti, che spesso Krátký criticava come "rozzi", ma che in fondo considerava simpatici e allegri. Il suo principale scopo era quindi quello di documentare lo stretto connubio tra il "posto" e coloro che lo vivevano, mostrando attraverso la fotografia le molteplici realtà del tempo: una testimonianza preziosissima, quando i concetti del viaggiare e osservare avevano realmente significati tra loro intimamente collegati.

Questo spirito del viaggiare, con l'attuale facilità dei collegamenti, e velocità delle comunicazioni, si è perso nel nostro tempo, ma dovrebbe essere tuttora lo spirito giusto per conoscere, capire e cercare di comprendere gli usi, le tradizioni e il comportamento dei popoli. Il Viaggio infatti, se motivato, come nel caso di Frantisek Krátký, dalla necessità di conoscere e documentare un luogo ed una certa popolazione in modo approfondito, può essere considerato anche oggi uno strumento fondamentale attraverso cui l'essere umano, spinto dalla sua istintiva curiosità, apprende ed approfondisce i rapporti umani e le tradizioni locali che sono alla base di un "Dialogo fra culture" permettendo così una maggiore comprensione ed armonia tra popoli diversi. Senza questa importante contestualizzazione, le foto scattate risulterebbero delle semplici immagini senz'anima.

La mostra, proprio per queste sue peculiarità, si colloca nell'ambito di "Life Beyond Tourism® ", un orientamento promosso dalla Fondazione Romualdo Del Bianco, a cui anche il Consolato Onorario della Repubblica Ceca per la Toscana aderisce.

Giovanna Dani Del Bianco
Console Onorario della Repubblica Ceca per la Toscana, Firenze

Chi era Frantisek Krátký?

Frantisek Krátký è stato uno dei maggiori fotografi ed editori di stereofotografie nelle Terre della Corona Boema durante l'epoca austro-ungarica. Nato il 7 settembre del 1851 a Sadská, dove il padre Frantisek Vojtech Krátký, che lavorava come pittore, aveva anche un'officina tipografica, apprese da lui le tecniche tipografiche e studiò alla così detta Scuola di base dell'Accademia del disegno di Praga. La prima traccia di archivio che lo lega alla fotografia risale all'agosto del 1880 a Kolín, città che fu poi la base del suo lavoro di fotografo per il resto della sua vita.

Oltre ai ritratti, coltivò anche la fotografia di paesaggi e di monumenti storici. La più vecchia fotografia di un monumento che abbia fatto e che ci sia nota, è datata 1881. Sottolineava programmaticamente il ruolo delle sue fotografie come strumento didattico per la conoscenza patria. Si concentrò sopratutto sulle stereografie, che potenziavano la percezione dello spettatore grazie all'effetto di profondità.

Nell'aprile del 1898 si sposò con una ventenne e dopo il matrimonio limitò i suoi viaggi, concentrandosi di più sulla pubblicazione di quanto aveva già fotografato. Alla periferia di Kolín costruì nel 1900 un'officina fotochemiografica, sicuramente all'avanguardia per i servizi fotografici, che ebbe notevole successo. Dopo un'operazione agli occhi, pressanti problemi di sussistenza lo costrinsero a vendere l'officina, nell'aprile del 1913, ed a prendere in affitto uno studio fotografico per ritratti dove, dopo aver raggiunto la maggiore età, cominciò a lavorare anche il figlio Jirí, nato nel 1901.

rantisek Krátký morì a Kolín nel maggio del 1924. Accanto al coetaneo Rudolf Bruner-Dvorák è stato, in epoca austroungarica, uno dei pochi fotografi cechi di vero "livello europeo" sia per la varietà, sia per la forza di testimonianza delle sue fotografie.

Frantisek Krátký viaggiatore

Verso la fine dell'ottocento, nessun altro fotografo professionista viaggiò mai in lungo e in largo attraverso la campagna ceca e morava quanto Frantisek Krátký; fotografò anche all'estero: oltre all'intera Austria-Ungheria, visitò anche i Balcani, l'Italia, la Svizzera, la Russia, la Germania, la Francia, il Principato di Monaco. Pubblicò anche fotografie fatte all'estero da altri autori, per esempio da E. S. Vráz. Sosteneva che un paese è caratterizzato sopratutto dalla gente che lo abita ed è per questo che al centro del suo interesse fotografico c'è l'uomo e non il monumento di per se stesso.

La maggior parte delle fotografie esposte nella mostra è della prima metà del 1897. Il percorso del viaggio effettuato da aprile a giugno lo possiamo ricostruire grazie alla corrispondenza giunta in parte fino a noi: Firenze - Roma - Napoli - Livorno - Nizza - Genova - Nizza - Principato di Monaco - Genova - Torino - Milano - Verona. Un altro viaggio nel sud del continente venne intrapreso tra maggio e giugno del 1898, ma in quella occasione dedicò la sua attenzione sopratutto ai paesi balcanici. Da Mostar viaggiò verso Sarajevo, da qui attraverso Travnik verso Jajce e poi in direzione di Zagabria. È possibile che abbia realizzato altri brevi viaggi in Italia anche all'inizio del nuovo secolo, quando visitò Venezia, che aveva tralasciato nel primo viaggio.

Che cosa sono le diapositive colorate?

e diapositive colorate a mano sono un raro documento fotografico conservatosi dai tempi che hanno preceduto la diffusione della scoperta della fotografia a colori. Si tratta in sostanza di piccole miniature con fedeltà fotografica, giacché la base per la coloratura a mano era costituita dalla diapositiva in bianco e nero (per la maggior parte di formato 8,5 cm x 8,5 cm ). La tecnica di coloratura a mano era abbastanza rara anche a quell'epoca, essendo assai laboriosa, in quanto esigeva finezza, precisione e senso del dettaglio. Le fotografie spesso venivano colorate a mano da laureati delle accademie di belle arti; il procedimento era riservato in genere a fotografie ritenute eccezionali o per le circostanze che ne avevano dato spunto o per il loro valore documentario o estetico. Per quel che concerne l'opera di Frantisek Krátký, che era un acceso propagatore della stereofotografia, venivano poi colorate immagini fotografate a coppie.

Le lettere dall'Italia

Nel lascito Krátký è conservata una parte della corrispondenza del "viaggio in Italia", nella quale il fotografo descrive suggestivamente le impressioni, le difficoltà e le esperienze fatte. In una lettera da Firenze, scritta probabilmente ai genitori e datata 11 aprile 1897, scriveva: "Qui non mi è andata molto bene, il tempo è stato pessimo, non so se le fotografie saranno belle...". Dalle lettere si ricava che mandava a sviluppare la maggior parte delle fotografie a casa e che fotografava non solamente su lastre di vetro, ma anche su "filmini". "La sera qualcosa sviluppo, ma di più non posso... Invio oggi una cassetta con dei filmini, ce ne sono anche di sviluppati, ma sono alla rinfusa, che mio fratello apra con attenzione in camera oscura!"

Quasi in ogni lettera vengono espressi i timori per il destino dell'officina. "Come vanno i miei affari - male, me lo immagino" ... "Non mi scrivete neanche se c'è lavoro?". Altri timori sono riportati anche in merito al suo lavoro: "Sono sempre preoccupato, nel dubbio di aver fatto tutto a regola d'arte, perché la cosa costa soldi. Speriamo di aver fatto bene. Si sprecano molte lastre, giacché non mi sento sicuro, quando il tempo non c'è". Il concetto di "tempo" va qui inteso come condizioni adeguate di luminosità. "Il tempo mi irrita - non è abbastanza chiaro, alle volte mi affanno inutilmente tutto il giorno", scrive da Roma a un amico ignoto il 19 aprile. "Purché ci sia il tempo!" dice spesso. "Ma lo devo rubare - va male - sono fiori ai quali non posso attingere...", scrive da Roma in un'altra lettera ai genitori e continua "Qui dovrei rimanere almeno quattro settimane, ma non si può fare, devo guardare avanti, perché mi aspetta ancora molto lavoro". Descrive in modo pragmatico l'aspetto finanziario dell'intera operazione e, data la tendenza al risparmio, il tono è chiaro. Da Roma scrive il 16 aprile del 1897: "Quando i posti sono lontani, spendo 2 - 3 franchi di tram. Pago una persona 1,50 soldi al giorno e la stanza pure 1,50, e così spendo al giorno 5 soldi contando il vitto, più 1,50 di tram fa un totale di 6,50.Che fare? Con meno soldi non ce la si fa."

Accanto alle notizie pratiche, si fa sentire la sensazione di solitudine. "Se avessi almeno qualcuno con cui fare quattro chiacchiere", scrive a un ignoto amico. E in un'altra lettera ai genitori: "Spero di trovare là delle vostre lettere, sono davvero come un orfano, non so nulla di cosa facciate e di come vanno le cose a casa - come se non avessi più nessuno al mondo". Si manifestava anche la stanchezza per il duro lavoro: "E quanto cammino! Ho i piedi tutti consumati - più passa il tempo più divento basso", scrive a un amico. Lo faceva soffrire anche la mancanza di sonno "Non riesco a descrivere come è sfiancante - sono stanco morto e mi corico a mezzanotte - spesso nel miglior sonno vengo svegliato da un vicino di stanza o da urla per la strada - la gente qui è rozza - come andare avanti? Gente selvaggia e incontrollata - scatenano subito risse e discutono, e come!"

Non mancano appunti divertenti sui "Taliani" e sopratutto sulle "Taliane". "... Qui non c'è per niente il senso della pulizia. Le Taliane vestite in costume folcloristico ti inseguono per la strada con dei mazzi di fiori. Ma gratis non si fanno fotografare, vogliono anche 2 - 3 lire... Le donne sono tuttavia snelle, molte belle, è proprio una gioia guardarle - hanno un portamento particolare e dei volti orgogliosi..."

Pavel Scheufler
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